In ascolto

photo credit: Paolo Meitre Libertini

Complete homeostasis can only happen from deep within. Meghan Currie

Come stai? Bene.

Il 99% delle volte questa è la nostra risposta. Ma è veramente così? Quanta attenzione poniamo a quella domanda?!?
Credo che, sempre il 99% delle volte, quelle due parole con punteggiatura non riescano neppure a scalfire la superficie. Ed anche se riuscissero a farlo, come potremmo riassumere in breve tempo quel marasma di emozioni e pensieri e sensazioni che ribollono sotto lo strato superficiale di protezione?!?
Sì, perché (ancora una volta il 99% delle volte) chi ci ha posto la domanda probabilmente non è già più in ascolto quando arriva la risposta.

E ci sta. Ognuno di noi ha la propria vita, i propri problemi, i propri casini da risolvere e incombenze a cui pensare.
Quello che forse dovremmo imparare a fare è rivolgere quella domanda a noi stessi. E, ancor più importante, metterci in ascolto per la risposta.

Poco tempo fa ho ricevuto la domanda “come stai?” contenuta in un e-mail. Il fatto di dover rispondere con l’atto della scrittura, invece che con la fugacità del verbale, mi ha costretta a rifletterci su. Ferma davanti ad un e-mail vuota, non sapevo da dove iniziare. Dopo aver tergiversato ripetutamente con la scusa di altre incombenze, ho chiuso il foglio e pure il pc. Risposta: nessuna risposta. Ma ormai quelle parole avevano attraversato la corazza e si erano messe a fare un gran casino.
Non potevo più ignorarle.

Ma io, veramente, come sto?

Ho trascorso un periodo di preparazione estivo ed autunnale veramente sereno. Con il nuovo gruppo di allenamento si è creata una bella sinergia e questo sicuramente mi ha aiutata ad ottenere molte soddisfazioni su più fronti. Questo è stato un incentivo e mi ha dato fiducia per la stagione alle porte.
Da dicembre le cose non sono andate altrettanto bene. Ma ho mantenuto la testa ed il morale alti. Sono andata avanti come un trattore attraverso le sconfitte, incazzandomi sì ogni tanto, ma anche cercando sempre un lato positivo, facendo delle delusioni un motivo di crescita e prestando attenzione ai segnali di miglioramento. Di fronte agli obiettivi mancati, ho cercato di riprendermi subito, fissandone immediatamente di nuovi.
Dentro me so che quello che ho dimostrato non è il meglio di me, ma trovo anche stupido asserire che non sia il mio valore. Il valore è quello che si dimostra sul campo, non quello ipotizzabile a tavolino. Punto.

Poi, due settimane fa circa, mi sono ammalata. Di nuovo. La terza volta nel giro di due mesi. Mali di stagione, niente di irrimediabile. Ma per me è stato un campanello d’allarme, anzi una sveglia di quelle con il trillo acutissimo che ti tirano giù dal letto in un nano secondo. Infatti, è rarissimo che io mi ammali, anche durante l’inverno ed anche durante periodi intensi di competizioni.
Le mie difese immunitarie sono ai minimi storici e molto probabilmente il motivo è lo stress. Ero convinta di stare bene. Invece non è così, nonostante abbia cercato di mantenere il sorriso sulle labbra mentre mi destreggiavo tra le difficoltà di questo inverno.
Forse ho chiesto troppo a me stessa. O forse questo indebolimento ha radici più profonde e lontane.
Non lo so, ma quello che so per certo è che ancora una volta il fisico dimostra di saperla molto più lunga della mente. E se non senti o non vedi, ci pensa lui ad aprirti occhi e orecchie.

Credo che per me sia giunto il momento di mettermi in ascolto. Dare retta ai segnali del mio corpo. Placare il rumore intorno, fermare le biglie e togliere lo strato superficiale. Perché la guarigione, quella vera, non avviene con pastiglie, medicinali o prescrizioni.

Complete homeostasis can only happen from deep within. Meghan Currie

 

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