Il 2016 in una parola

virginiademartin-alba-colquaterna

Riuscireste, in una parola, a descrivere quello che è stato per voi il 2016?Personalmente è stato un anno di profondi cambiamenti, tagli e perdite.
Scelte importanti e forse coraggiose, che mi hanno regalato tanta gioia e anche un po’ di sofferenza.
A partire dal Tour de Ski di gennaio ho vissuto una stagione agonistica piuttosto soddisfacente; in quest’anno ho fatto due viaggi al di là dell’oceano, l’esperienza del tirocinio mi ha regalato la spontaneità dei ragazzi e la stagione di preparazione è stata intensa e divertente.
Le scelte che ho fatto mi hanno portato a vivere esperienze arricchenti, a conoscere persone e culture nuove, a riempirmi di risate e ricordi.
Eppure, ho come l’impressione che queste scelte non siano giunte a compimento. Come se ci fosse qualcosa in sospeso, come se io stessi vagando in una sorta di incertezza. Ecco, forse la parola che descrive la mia personale atmosfera nel 2016 è precarietà.

E poi c’è il 2016 fuori dalla porta. L’orrore della guerra in Siria che si perpetua sotto i nostri occhi, gli attentati a Bruxelles, Nizza e il recentissimo a Berlino. La crisi senza fine dei migranti e le proteste del movimento Black lives matter. In agosto, mentre in Colombia viene firmato un accordo epocale tra le Farc e il governo, che mette fine a 50 anni di guerra, in Italia la terra trema, dando inizio a paure e fatiche per le popolazioni colpite. E poi il voto sulla Brexit, le elezioni statunitensi, il tentato colpo di stato in Turchia, il cambiamento climatico che sembra intercedere indisturbato. Il preoccupante dilagare di razzismo, sessismo, intolleranza. Non certo un anno scevro di paura.

Sono felice? Di fronte a tutto questo caos io me ne sto, insieme a pochi eletti, in una reggia ricca e protetta…posso sentirmi fortunata, ma onestamente non felice.

Non mi illudo che il 2017 mi stupisca. I grandi cambiamenti avvengono impercettibilmente in un lungo arco di tempo…e noi, l’umanità, abbiamo ancora molta strada da fare. Sarò, però, forse più forte nell’affrontare tutto questo e nel trovarvi un significato. Che forse è il significato, più che la felicità, il senso del nostro stare al mondo.

 

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