Gli highlights dell’estate: i Giochi Olimpici di Rio 2016

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A distanza di un mese, qualche riflessione sui Giochi Olimpici di Rio 2016: storie sportive di cadute e rinascite, che non sono altro che lo specchio della vita.

Questi giorni a casa mia, in montagna, è arrivato il primo freddo. La pioggia ha lavato via il caldo estivo ed ha lasciato una coltre bianca sulle cime più alte. I pascoli d’alta montagna non sono più di quel verde intenso ed accecante, bensì si sono vestiti di toni più pacati, quasi si stessero assopendo in attesa dell’inverno. Guardo i pascoli d’alta montagna e penso che un’altra estate è volata via. Un’estate di viaggi, scoperte, emozioni. Un’altra estate di fatiche, attimi duri e soddisfazioni. Un’altra estate che mi ha regalato tanto, un’estate ricca di momenti che ricorderò per sempre.

Sicuramente uno degli highlights dell’estate sono stati i Giochi Olimpici di Rio. Da atleta non potevo perdermeli! Adoro i Giochi Olimpici: sono da sempre una vetrina per sport poco (o per niente) conosciuti, che durante quelle settimane escono allo scoperto e mostrano quanto siano appassionanti. Ma i Giochi Olimpici sono soprattutto una vetrina per storie di atleti…e persone, dei quali normalmente non verremmo a conoscenza. Sono queste storie, molto più dei risultati, che mi affascinano di questo importantissimo evento sportivo.

I Giochi olimpici di Rio de Janeiro si sono aperti il 5 agosto. Ad accendere la fiamma olimpica al Maracanà è stato Vanderlei Cordeiro de Lima, ex corridore che, durante le Olimpiadi di Atene del 2004, venne buttato a terra al 35° chilometro della maratona da un predicatore irlandese sbucato dal pubblico. Incursione che al brasiliano costò l’oro, in quanto venne sorpassato da Baldini e dall’eritreo-americano Keflezighi, ma che non gli impedì di rialziarsi, rimettersi in gara e fare suo il bronzo. L’ultimo tedoforo De Lima porta con sè un messaggio fondamentale e bellissimo di caduta e risalita: una storia di tenacia e caparbietà di cui lo sport è spesso testimone e di cui i Giochi Olimpici sono stati la cassa di risonanza. Una storia che è lo specchio della vita e anche di un Brasile stretto tra crisi e rinascita.

Seguendo il mio personalissimo fil rouge, appena due giorni dopo, un’altra storia di caduta e rivincita: Tania Cagnotto e Francesca Dallapè conquistato un fantastico argento nel trampolino sincro 3 metri. Una medaglia che arriva a distanza di quattro anni dall’amara delusione per la medaglia sfiorata ai Giochi Olimpici di Londra 2012. Allora furono lacrime di rabbia e delusione, che Tania non seppe trattenere ai microfoni, mentre questa volta sono di gioia, condivise in un abbraccio con la compagna. Attraverso il sorriso di queste due atlete, lo sport si fa veicolo di una bellissima storia di dolore, sofferenza, forza di rialzarsi e riprovarci.

Ma lo sport può essere anche brutale. A volte è feroce e crudele. È quello che è successo a Federica Pellegrini, quarta nei 200m stile libero. Un risultato che ha il sapore di una beffa, una medaglia sfumata per pochi centesimi. Ma lo sport è così: a volte da e a volte toglie, senza mezze misure. E sempre esige. Tanto. Lo ammette anche Tania, che racconta quanti sacrifici e sofferenze richieda inseguire un sogno come la medaglia olimpica. Tania che racconta di essere andata tre volte in bagno prima della finale a piangere da sola per scaricare la tensione. E anche Niccolò Campriani, oro nella carabina 10 metri, rivela di essere arrivato addirittura ad odiare lo sport, durante momenti difficili vissuti duranti l’ultima olimpiade.

Lo sport chiede, toglie e ritorna secondo le sue particolarissime e a volte incomprensibili regole. Ma sempre, e soprattutto durante i Giochi Olimpici, racconta storie, coinvolge folle e trasmette emozioni uniche. Grazie Rio 2016. Grazie ancora una volta Giochi olimpici.

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