Sochi 2014

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Eccoci qui, al termine della mia prima esperienza olimpica. Mi sembra ieri che ci scattavamo la prima foto sotto i cerchi olimpici con lo sfondo dei monti del Caucaso…e sono già rientrata a casa! Sono state tre settimane intense ed emozionanti, a partire dalla pelle d’oca alla prima entrata nello stadio davanti al pubblico esultante. Forse il fatto di vivere all’Endurance Village, il più piccolo e intimo dei tre villaggi olimpici, ci ha tolto qualcosa in quanto a spirito olimpico, ma ricorderò con piacere la tranquillità, la familiarità di certi luoghi. Una delle più belle emozioni di questi Giochi resta per me la presenza a bordo pista dei miei quattro compaesani che, contraddistinti da una buona dose di fatalismo, sono arrivati a Sochi in camper. Tra di loro, il mio papà! Voglio ringraziare di cuore le mie compagne di squadra, con cui ho condiviso quest’avventura, tra risate, discussioni, parola d’intesa, delusione e eccitazione; ringrazio gli ski men per l’ottimo(e tanto!)lavoro, il nostro fisio-consigliere-sdrammatizzatore-confessore Einar e tutte le persone vicine e lontane che ci hanno supportati!

Riguardo alla mia prestazione…beh, riflette l’andamento difficile di questa stagione problematica, con però una buona prova in staffetta, nonostante caduta e rottura del bastone. Mi resta un po’ di amarezza per l’occasione mancata della team sprint, ma sono sicura avrò modo di provarci ancora. La cosa che, al di là di qualsiasi risultato, mi rende soddisfatta è il fatto di aver sciato al meglio possibile, di averci messo tutta me stessa e, nel momento in cui non bastava, essere andata avanti con il cuore. Per quanto riguarda la prestazione collettiva della squadra italiana, è stata piuttosto deludente e credo rifletta il clima e la gestione all’interno del team:sono convinta che come atleti non abbiamo niente da invidiare ad altre squadre, ma forse manchi un obiettivo comune, una filo conduttore che unisca azioni, comportamenti e attitudini. Credo manchino serenità e trasparenza. Non voglio addossare colpe, la responsabilità è di tutti e per essere una squadra è necessario che ogni componente sia partecipe nella costruzione dello spirito, che ognuno abbia un ruolo all’interno di questa. E non è qualcosa che si improvvisa quando un grande evento è alle porte, la squadra si costruisce nel tempo, giorno dopo giorno con i piccoli dettagli.

Questi giochi olimpici mi hanno mostrato un fatto che può sembrare banale, ma non lo è affatto. Le medaglie sono solo tre, il momento di gloria è riservato a pochissimi e sono molti gli atleti che perdono. O meglio, che non vincono. Perché già partecipare ad un’Olimpiade è una piccola vittoria, è un’esperienza che arricchisce. E le sconfitte sono perle preziose e semi per il futuro.
In queste settimane ho visto atleti che ambivano con una certa sicurezza ad una medaglia olimpica, supportata da risultati stagionali o ottenuti nelle Olimpiadi precedenti, sbagliare, finire la benzina, doversi ritirare e vedere momentaneamente svanire il loro sogno. Uno su tutti il nostro Chicco Pellegrino, varie volte sul podio in Coppa del Mondo e a Sochi non è riuscito a cogliere il risultato che si meritava…e la lista è molto lunga. Mi sono emozionata, ho provato delusione ed amarezza con loro…e poi ho pensato che forse certe cose devono andare così affinché sia possibile per altri compiere le imprese…e si sa, le Olimpiadi sono uno spazio speciale nel quale può accadere di tutto. Non per questo sono meno campioni : in questi bassi stanno i successi futuri! L’onestà, rendendo omaggio ai vincitori, la semplicità e umiltà con cui queste persone hanno affrontato le sconfitte sono stati preziosi insegnamenti. E credo, inoltre, si debba guardare più in là di una singola prestazione : guardare a tutto il lavoro che sta a dietro a queste persone, a quanti hanno ispirato con le loro imprese, a quanti compagni di squadra hanno fatto crescere, a tutte le volte che si sono rialzati dopo le cadute, a tutte le volte che hanno confermato le aspettative e a tutte quelle in cui hanno superato se stessi.

Grazie a queste persone mi porto via una bella lezione : continuare a sognare, lottare, sbattere contro i muri, agire nel modo in cui crediamo, perché non sappiamo dove può arrivare l’eco delle nostre azioni.

cheering the italian guys
cheering the italian guys
portafortuna speciali
portafortuna speciali
con Julia e Dy
con Julia e Dy, grazie!
allo stadio di biathlon
allo stadio di biathlon
pitturando la matriosca
pitturando la matriosca
fiaccola olimpica
fiaccola olimpica
con le mascotte
con le mascotte
con Mirco e Ifi
con Mirco e Ifi

 

italian girls
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Sochi 2014

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